108 - parete a Bré

Verso la fine degli anni ’90, 108 decide di abbandonare il lettering classico per elaborare un discorso personale sulla forma astratta nello spazio cittadino, industriale e naturale. Artista eclettico e seguace dell’arte primitiva, 108 diventa presto una figura importante nel post-graffitismo europeo.
Il suo lavoro trova ispirazione dalle opere di Kandinsky, Richard Long, passando dal Bauhaus fino ad arrivare a all’arte primitiva e allo sciamanesimo locale

Forme pure e cariche di significato simbolico, con forti richiami al mondo del subconscio e che si distanziano con ferocia da ogni tipo di rappresentazione del conosciuto, si sviluppano sui muri di mezza Europa: dai grandi centri urbani alle periferie, da pesi di campagna a cittadine più piccole come Lugano.

Dal 4 al 7 luglio 108 dipingerà una parete a Bré sopra Lugano, villaggio di montagna rimasto fedele all’architettura rurale di un tempo e arricchito da svariate opere d’arte e che si adatta perfettamente all’intervento.

AUL: Ciao 108! Facciamo due chiacchiere?
Partiamo dagli esordi, quando hai cominciato a dipingere e perché?

108: Ho iniziato a dipingere da piccolo, disegnare è sempre stato bisogno fondamentale. I miei genitori avevano molti fumetti, libri d'arte e d'illustrazione e io volevo fare le stesse cose, era naturale. All'inizio volevo fare il fumettista, da piccolo ero attratto specialmente dai fumetti di fantascienza, roba anni '70. Poi verso i 12 anni ho iniziato a cambiare, come tutti, stavo meno in casa, ho scoperto lo skateboard. Grazie a questo sono venuto in contatto con molte sottoculture, tra le quali i graffiti. Fui subito entusiasta perchè potevo disegnare “dove volevo” e quando volevo, senza dover passare attraverso scuole o concorsi. Poi era una cosa istintiva. Alla fine però disegnavo solo lettere, così verso la fine degli anni '90, ho deciso che volevo trovare una mia strada ed è li che ho iniziato a chiamarmi 108. Vedevo nei graffiti l'unica forma d'arte veramente innovativa, solo che io volevo metterci dentro più ricerca e uscire da quello che la maggior parte della gente faceva.

AUL: Cos’è cambiato da allora?
108: E' cambiato molto perchè alla fine degli anni '90 non esisteva un vero e proprio movimento post-graffiti. La parola “street art” aveva un significato completamente diverso, e niente di tutto questo aveva a che fare con lavori e gallerie d'arte. Devo dire che per certi versi qualcosa è cambiato in meglio, nel senso che all'epoca chi faceva “cose strane” come me non era nemmeno considerato, mentre negli ultimi anni ho esposto in gallerie e musei di tutto il mondo. Alcune cose sono cambiate in peggio invece perchè in molti casi il lato sperimentale che c’era ai tempi è andato perso e al “pubblico” in molti casi arriva solo la parte più superficiale e banale del lavoro.

AUL: Nei tuoi lavori c’è un messaggio, anche nascosto, destinato al pubblico?
108: Non mi è mai piaciuta l'arte con un messaggio esplicito. Io credo che l'artista debba cercare di comunicare il suo mondo interiore. Certo questo può contenere un messaggio anche politico se vogliamo. In ogni caso quello che cerco di fare io con i miei lavori è aprire delle vie di fuga nella vita di tutti i giorni. Quello che manca nel mondo oggi è la possibilità di uscire veramente dalla vita quotidiana che purtroppo nelle città è sempre più monotona e chiusa. Credo che il mondo occidentale debba recuperare la magia e questo dovrebbe essere il compito di tutte le arti secondo me.

AUL: Come ti immagini il futuro?
108: Purtroppo non è un periodo facile per dare questo genere di risposte. E' banale dirlo ma il futuro è veramente molto incerto sia a livello personale che globale. Per quanto mi riguarda voglio andare un po' controtendenza visto che per il mio lavoro le cose stanno andando un po' meglio che in passato. A livello globale l'unica speranza è che la crisi possa insegnarci a sprecare di meno e a dipendere meno dal lavoro e dal consumo, anche se è difficile crederci veramente. A livello personale spero di riuscire a lavorare con più tranquillità, concedermi più tempo per ogni singola opera diciamo e magari riuscire a stare più tempo possibile sulle montagne.

108 - parete a Bré

Verso la fine degli anni ’90, 108 decide di abbandonare il lettering classico per elaborare un discorso personale sulla forma astratta nello spazio cittadino, industriale e naturale. Artista eclettico e seguace dell’arte primitiva, 108 diventa presto una figura importante nel post-graffitismo europeo.
Il suo lavoro trova ispirazione dalle opere di Kandinsky, Richard Long, passando dal Bauhaus fino ad arrivare a all’arte primitiva e allo sciamanesimo locale

Forme pure e cariche di significato simbolico, con forti richiami al mondo del subconscio e che si distanziano con ferocia da ogni tipo di rappresentazione del conosciuto, si sviluppano sui muri di mezza Europa: dai grandi centri urbani alle periferie, da pesi di campagna a cittadine più piccole come Lugano.

Dal 4 al 7 luglio 108 dipingerà una parete a Bré sopra Lugano, villaggio di montagna rimasto fedele all’architettura rurale di un tempo e arricchito da svariate opere d’arte e che si adatta perfettamente all’intervento.

AUL: Ciao 108! Facciamo due chiacchiere?
Partiamo dagli esordi, quando hai cominciato a dipingere e perché?

108: Ho iniziato a dipingere da piccolo, disegnare è sempre stato bisogno fondamentale. I miei genitori avevano molti fumetti, libri d'arte e d'illustrazione e io volevo fare le stesse cose, era naturale. All'inizio volevo fare il fumettista, da piccolo ero attratto specialmente dai fumetti di fantascienza, roba anni '70. Poi verso i 12 anni ho iniziato a cambiare, come tutti, stavo meno in casa, ho scoperto lo skateboard. Grazie a questo sono venuto in contatto con molte sottoculture, tra le quali i graffiti. Fui subito entusiasta perchè potevo disegnare “dove volevo” e quando volevo, senza dover passare attraverso scuole o concorsi. Poi era una cosa istintiva. Alla fine però disegnavo solo lettere, così verso la fine degli anni '90, ho deciso che volevo trovare una mia strada ed è li che ho iniziato a chiamarmi 108. Vedevo nei graffiti l'unica forma d'arte veramente innovativa, solo che io volevo metterci dentro più ricerca e uscire da quello che la maggior parte della gente faceva.

AUL: Cos’è cambiato da allora?
108: E' cambiato molto perchè alla fine degli anni '90 non esisteva un vero e proprio movimento post-graffiti. La parola “street art” aveva un significato completamente diverso, e niente di tutto questo aveva a che fare con lavori e gallerie d'arte. Devo dire che per certi versi qualcosa è cambiato in meglio, nel senso che all'epoca chi faceva “cose strane” come me non era nemmeno considerato, mentre negli ultimi anni ho esposto in gallerie e musei di tutto il mondo. Alcune cose sono cambiate in peggio invece perchè in molti casi il lato sperimentale che c’era ai tempi è andato perso e al “pubblico” in molti casi arriva solo la parte più superficiale e banale del lavoro.

AUL: Nei tuoi lavori c’è un messaggio, anche nascosto, destinato al pubblico?
108: Non mi è mai piaciuta l'arte con un messaggio esplicito. Io credo che l'artista debba cercare di comunicare il suo mondo interiore. Certo questo può contenere un messaggio anche politico se vogliamo. In ogni caso quello che cerco di fare io con i miei lavori è aprire delle vie di fuga nella vita di tutti i giorni. Quello che manca nel mondo oggi è la possibilità di uscire veramente dalla vita quotidiana che purtroppo nelle città è sempre più monotona e chiusa. Credo che il mondo occidentale debba recuperare la magia e questo dovrebbe essere il compito di tutte le arti secondo me.

AUL: Come ti immagini il futuro?
108: Purtroppo non è un periodo facile per dare questo genere di risposte. E' banale dirlo ma il futuro è veramente molto incerto sia a livello personale che globale. Per quanto mi riguarda voglio andare un po' controtendenza visto che per il mio lavoro le cose stanno andando un po' meglio che in passato. A livello globale l'unica speranza è che la crisi possa insegnarci a sprecare di meno e a dipendere meno dal lavoro e dal consumo, anche se è difficile crederci veramente. A livello personale spero di riuscire a lavorare con più tranquillità, concedermi più tempo per ogni singola opera diciamo e magari riuscire a stare più tempo possibile sulle montagne.